Susanna's profileIL MIO SPAZIO ASIMMETRIC...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
|
August 15 Partenza_ ci vediamo tra 10 giorni_Domani parto.. e ogni volta che parto, penso.
Penso al fatto che per partire bisogna essere da QUALCHE PARTE. Quest'anno più di sempre non so dove mi trovo. Non so dove sono diretta, non conosco i caratteri dei miei compagni di viaggio, non so dove dormirò..ma la cosa nuova è che mi sembra di non sapere da DOVE parto. Non so che cosa lascio “qua”, in questo “qua” che è un' entità indefinita e confusa.
Sono diretta verso sconosciute parti di me: abbandono il pezzo di terra che sono alla volta di 1000 km di pensieri mai percorsi, di percorsi mai pensati. Fare un viaggio significa accettare la possibilità di un cambiamento: un cambiamento che troverai tra la sabbia e che ti porterai a casa come una conchiglia da far germogliare nel pezzo di terra che ti aspetta.
In quel pezzo di te che ti aspetta, che non conosci, che ti sembra così indefinito e confuso, ma che sei.
Quel pezzo di terra dove sono germogliati tutti i cambiamenti che hai raccolto nei tuoi viaggi.
In quel “qua” confuso e senza confini precisi da cui non sai di partire, ma a cui farai ritorno..
Franco Bulfarini-Metamorfosi- October 27 INFINITO VIAGGIARE_mAGRISViaggiare non vuol dire soltanto andare dall'altra parte della frontiera,ma anche scoprire di essere sempre pure dall'altra parte
Utopia e disincanto. Molte cose cadono,quando si viaggia;certezze,valori,sentimenti,aspettative che si perdono per strada-la strada è una dura, ma anche buona maestra- Altre cose,altri valori e sentimenti si trovano,s'incontrano, si raccattano per via.Come viaggiare,pure scrivere significa smontare,riassestare,ricombinare;si viaggia nella realtà come in un teatro di prosa,spostando le quinte,aprendo nuovi paesaggi,perdendosi in vicoli ciechi e bloccandosi davanti a false posrte disegnate sul muro.
Viaggiare insegna lo spaesamento,a sentirsi sempre stranieri della vita,anche a casa propria,ma essere stranieri tra stranieri è forse l'unico modo si essere veramente fratelli-Per questo la meta del viaggio sono gli uomini-
Ci sono luochi che affascinano perchè sembrano radicalmente diversi e altri che incantano perchè, già la prima volta, risultano famigliari,quasi un luogo natio.Conoscere è spesso, platonicamnete, riconoscere.[..] Il viaggio più affascinante è un ritorno, un odissea. "Perchè cavalcate per queste terre'" chise l'alfiere di Rilke a l marcheseche procede al suo fianco."Per ritornare"risponde l'altro
Da:INfinito Viaggiare_Claudio Magris September 03 DESTINATION sto cercando una strada. Sto cercando una strada che mi aspetta, che mi aspetta da sempre. Attende il ritmo dei miei passi, le orme dei miei piccoli piedi. Non so come sarà. Forse ripida e tortuosa, forse lunga o forse corta.Magari sarà in discesa, nascosta, forse inaspettata. Una strada senza cartelli e indicazione. Un sentiero, un fuoripista, un'autostrada, un viale alberato. Ma dovunque essa sia, in campagna o in centro città, mi sta aspettando. Sarai il mio viaggio nell'esistenza. Ti seguirò, sappi solo questo. Verso un ponte, una casa accogliente, un castello, un dramma. Sono qui e aspetto e tu aspetti me e questo basta. Tutti aspettiamo e tutti troveremo. La nostra strada, quella che nessuno ci consigliava, quella che non volevamo, quella che ci piace, quella che ci voleva un test per far alzare la sbarra, quella che ci capita, quella che si interrompe..non importa. Non importa mai. E' nostra e questo.. è tutto ciò che conta.
A tutti coloro che cercano una meta, che si sentono persi, in un limbo, che non sanno dove andare, che il loro tomtom non si accende mai (già). A beto che vuole andare a caccia di coccodrilli.Ai miei amici che aspettano i risultati di un test.Alla mia mamma che non ha mai avuto il senso dell'orientamento. A chi crede di aver già la strada segnata. September 01 Monaco di BavieraMONACO DI BAVIERA:LA CITTà CARILLON
18 luglio. Arriviamo, dopo sette ore di viaggio scendiamo dal treno. Un’amica ci aspetta con la sua solita naturalezza. Troviamo un alberghetto in centro a 50 metri dalla fermata di Karsplatz Stachus. Ci riposiamo e poi siamo pronti per scoprire la città di Monaco. Immediatamente capiamo che il nostro tedesco è da fame, tentiamo con l’inglese, ma gli interruttori saltano ed ecco che creiamo un ibrido di lingua con strutture inglesi e vocaboli tedeschi. Ma non ci servono parole qui. Bisogna passeggiare pensierosi a Monaco come in attesa di ascoltare una musica nell’aria della città. Noi camminiamo,un po’ vicini e un po’ lontani. Pensiamo pensierosi e un po’ ci guardiamo. La Frauenkirche,con i suoi mattoni rossi e le buffe cupolette verdi, che mi sembrano due cuffiette da notte, scruta dall’alto la città e noi ci troviamo piccoli piccoli nella Marienplatz circondati dal vecchio e dal nuovo comune e immersi in una festaiola atmosfera fatta di enormi pinte di Birra e di Weibwursts,salsicce e cotolette viennesi. L’imponenza di marienplatz si dilegua nelle lievi forme bianche della TheatinerKirche: le volute barocche sono candide e decorazioni elaborate sono attenuate dalla semplicità dell’intonaco bianco .Mentre percorro la navata principale penso “è la chiesa più bella di Monaco”. Le mattine passano visitando mostre e musei. Romi si riconcilia un po’ con il regno animale grazie ai colori intensi di Franz Marc e io vado in estasi alla LenbachHaus circondata dai dipinti di Kirchner. Superate alcune zone denominate da Romi ”le zone da piangere”( popolate da opere d’avanguardia contemporanee modello tela bianca con pennellata nera o foglio del bloc notes sciupato sotto vetro) ci gustiamo la Nuova pinacoteca e la pinacoteca Moderna in tutta la loro ricchezza e varietà. Il pomeriggio è il profumo di luppolo e il colore dell’oro di una Weissbier, il verde dei Biergarden, i piccioni che rompono le scatole, le mie battute da piangere, un bretzel in tre e le chiacchere e le domande e il futuro che ci aspetta e il test della susy. Soffochiamo nell’oro del palazzo della Residenza Imperiale. Sale ricoperte di stucchi dorati,di broccati rossi e verdi e blu. Leggende che prendono forma in statuette di smeraldi e rubini e scettri e corone di diamanti e scatole di avorio e conchiglie e gioielli e spade e miniature e poi oro e broccato e verde e blu e il barocco e gli arazzi e egli affreschi e un trono un baldacchino lampadari cristallo l’oro e i broccati e verde e blu e un trono e una spada e il barocco e l’oro e i broccati e una spada e i rubini e gli arazzi e l’oro e il barocco POI …..FUORI! Respiro respiro azzurro pulito del cielo. I giardini curati .Limpidezza. Una fila ordinata di fiori e la naturalezza di passeggiare. La fontana del castello di Nynphenburg e il parco popolato da scoiattoli ci solleva in un sogno di balli al castello, di passeggiate con la famiglia reale, di luoghi di fiaba. Stiamo in equilibrio tra il sogno folle del passato e un presente che appare inconsistente. E’ l’inconsistenza dell’Allianz -Arena, uno stadio d’aria. Un cuscino circolare,una fuga notturna dal centro città: nella notte sembra un’astronave pronta al decollo o appena atterrata. Nel buio sotto un temporale in arrivo sembra appoggiato lì per caso e dentro di te sai che come quella notte non lo rivedrai mai più:,perché cambierà il suo colore domani notte, perché cambierà il colore dei tuoi occhi e il colore del tuo sguardo. Una settimana e Monaco scorre come un nastro sotto i nostri piedi. Sendlinger Tor con i suoi negozi, la Konigsplatz e i palazzi neoclassici, la zona universitaria e le bancarelle di libri usati e polverosi. 25 luglio_ Parto,dopo sette giorni di viaggio salirò sul treno. Percorro Kaufingerstrasse e sono in Marienplatz e un gruppo di persone guarda in su davanti al Nuovo comune. Sono le 12 in punto e il carillon mette in moto i propri ingranaggi: racconta una storia passata quel carillon, di cavalieri principi e principesse. Suona una melodia quel carillon.E’ la musica che cercavo. E’ una musica che sa di bretzel , di birra,di oro barocco, di strade pensierose,di stupore e meraviglia e amicizia e coraggio;è una musica che sa di delusione e di serenità e di risate e di pianto.E’ la leggerezza dei castelli,il bianco di TheatinerKirche,è un pomeriggio di scherzi nel verde, è timore per un futuro da costruire. Guardo in su nel mezzo di Marienplatz in un fondersi di sapori e ricordi e emozioni che si sciolgono. Monaco è quella melodia lì e dentro di me so che come quel momento non la ascolterò mai più: perchè cambieranno le sue note domani, perché cambierà il colore dei miei pensieri e il colore del mio essere. Fremo. Quella melodia è mille cose insieme e cerco di trattenerle di fermarle. Ma seduta su quel treno,lo so, avrò tra le dita solamente il ricordo di una splendida vacanza.
August 30 DAHAB_sinai,tra sharm e nuweibaE’ il 10 agosto 2007 e noi passeggiamo su un lungomare allegro, scherzoso, turistico. Locali etnici, ristoranti di pesce con musica dal vivo. Negozianti in colorati abiti tradizionali. Una borsetta di legno di cocco mi guarda e mi invita paziente ad entrare in un bazar. Curiosiamo, io e la mia mamma,attratte da alcuni bracciali nubiani e dalle galabaje di stoffe preziose. E’ ridente questa cittadina che sembra un salotto: raccolta, accogliente, che ti circonda con l’odore delle spezie, le stole di seta, le sculture in legno di sandalo, il profumo del caffè turco e del tè alla menta dei beduini. Lo stesso lungomare che il 25 aprile 2006 è saltato in aria per un triplice attentato, scenario di una strage e di una storia che mi racconta ora mio padre e che mi fa piangere, che mi fa odiare. Ricordo quella sera: la Lilly Gruber che annuncia nel tg1 delle 20 di un nuovo attacco:tre bombe esplose a dahab in Egitto. Papà è lì per il fine settimana. Chiamiamo e richiamiamo un cellulare irraggiungibile. Un’ora di ansia davanti al pc di casa:il sito di Repubblica monitorato, l’agenda e i numeri dei colleghi di papà, del suo capo, delle famiglie che conosciamo al Cairo. Alle dieci meno un quarto un messaggio rassicurante. Poi una chiamata. Sto bene ero in albergo. Non ero ancora uscito. Abbiamo sentito le esplosioni. Sarebbe stato lì mio padre, una mezz’oretta dopo:perché doveva comprare un quadro. Un pittore di 24 anni possedeva un negozio di arte sul lungomare: lavori interessanti, originali, decorativi. Il giorno prima li aveva notati e aveva chiesto i prezzi.- Ci devo pensare.Torno Bukra (domani), te lo prometto-. Mio padre si trovava all’Hilton residence:una fortezza con le camere bianche, il terrazzino con l’amaca, la buganvillea fuxia e il mare e le palme, pronto per tornare da quel suo pittore, quando si sentono -“tre porte sbattute fortissimo nell’appartamento di fianco”-..il resto è sui giornali. Ora passeggiamo fino in fondo alla via. Non c’è il pittore interessante: sono morti lui, suo padre e una coppia di tedeschi che era lì nel negozio. Immagino quei minuti: prima di tutto, prima della fine, prima della bomba. Se ci fosse stato un altro negozio, quella coppia non si sarebbe fermata, non sarebbe stata a 20 metri da una bomba impazzita. Immagino quel pittore. Vedo un ragazzo che scruta i passanti e che ci crede in quell’uomo che verrà a comprargli un quadro. Non lo saprà mai che quell’uomo sarebbe tornato davvero, che mezzora dopo sarebbe stato lì, lì da lui, lì per lui. Quel pittore è stato fatto a pezzi con la speranza in un _BUKRA_ . Un domani che per lui non arriverà mai. Torniamo verso l’albergo: il solito hilton. I negozianti insistono perché entri nei loro bazar.”LA sciucran – No grazie” rispondo: questa sera non ci riesco…magari Bukra.
August 29 1 AGOSTO2007_cairo
Non amo le cartine stradali, i cartelli, gli itinerari programmati. Il mio viaggiare non è una collana di perle, ma un gomitolo di digressioni. Amo perdermi e non mi preoccupa non trovare la via. Girovagare ecco ciò che mi piace. Lasciarsi distrarre da una via interessante, sedurre da una costruzione che sbuca per caso, persuadere da una direzione casuale. Il mio viaggio non deve essere attraverso una pianura dal largo respiro:io voglio i labirinti di Kafka, il paese straniante di Alice, il bosco di Cappuccetto, che fiuta l’odore di fiori e il mistero nell’oscurità del percorso proibito. Così scopro un mercato abusivo di frutta e verdura. Su un carretto dei pani ancora caldi invadono l’aria e le mie scarpette si macchiano per il sudiciume..non esiste posto più bello. Volti segnati dalle rughe, dal sole, dall’odore pungente del luogo mi sorridono sdentati e mi offrono un pomodoro maturo. Una Donna cuoce dei polli alla brace e il fumo profuma di cibo selvaggio,l’istinto morde quella carne che sa di lotta,di sangue, di fame. La via è affollata di uomini e di donne che decidono cosa cucinare per pranzo. I bambini mandati a prendere il pane porgono la loro banconota stropicciata e un po’ sudata all’omino del carretto. Qualcuno è indaffarato e si spiccia, altri ciondolano tra le verdure e si scambiano occhiate, chiacchere, notizie. Tutti attraversano il mercato. Ma quando passo la gente si ferma, si volta mi squadra. Mi guardano attratti, ammirati,qualche donna osserva contrariata la mia chioma sciolta,mostrata con vanità. E io piango dentro. Mi dispaccio per la mia intrusione. Desidererei essere un gatto randagio e osservare indisturbata quell’equilibrio sottile, quel mondo sconosciuto nella sua verità, osservare quella via come appare quotidianamente e non turbata dall’avvenimento inconsueto di veder passare una turista. Sento la necessità di analizzare e di vedere senza essere analizzata e vista. Percepisco la mia diversità, la mia “disappartenenza”, il mio essere estranea. E attraverso il mercato, un mercato non mio. Una via che è un viaggio di per sé, un girovagare, una digressione interessante,un’ansa nel mio gomitolo. Senza cartine o cartelli o programma..nessuna ansia di ritrovarsi. July 16 Estate al Cairo I Volerò in Egitto anche quest'anno. Il mese di agosto trascorso ai 42 gradi di una città che è polvere,sabbia, ricordi eroici di una civiltà piramidale ormai è parte delle mie estati. Scorgerò dal finestrino le luci del Cairo: le luci della città immensa ,sembrano neuroni pulsanti in mezzo al nulla del deserto. Agglomerati di luci legati da lunghi filamenti luminosi . Girandole infuocate nella notte…spettacolo che ogni volta mi colpisce.
Atterro e le mani mi sudano all’idea di scendere da quell’aereo che ora è tutto ciò che resta del mio mondo europeo.
Visto, valigie, check in. Finalmente esco nella zona arrivi. Decine di visi non visi. Cerco ansiosa il volto conosciuto di mio padre.
La bella macchina per ricchi ci scorta fino a casa e poi: marmo bianco,aria condizionata,lenzuola di lino e spremuta di arancia di una marca americana. Ma di fuori tutto è diverso.
Mi alzo tardi. Sorseggio lentamente un frappè e giocherello con le bricioline di un'apple pie, in un locale vicino a casa, in questo quartiere che non sembra nemmeno cairo per le piante verdi e gli inglesi che fanno jogging alla mattina e il club con la piscina e il campo da golf a dieci minuti.
Ma se chiamo un taxi e dico down town o khan el kalili so dove finisco. le vie affollate di uomini che ti scrutano per la maglietta a maniche a tre quarti e tutte quelle donne che non capisci che corpo hanno,che taglia portano,che forma ha il loro naso. In agosto noti il bordo del velo bagnato di sudore intorno al viso e alcune hanno i guanti e davvero mi chiedo come fanno, con quei 42 gradi che sono 42 anche per loro. Direzione Kahn el kalili mi tuffo in un mondo di suoni colori negozi. Il souk della città: viette strette dove ti perdi, negozi di spezie, abiti per la danza del ventre, mobili antichi decorati di madreperla e gioielli in pietra, in argento, in oro. i ragazzi ti chiamano, ti seducono pensando che con qualche complimento entrerai nel loro negozio:perchè loro lo sanno che "se hai una maglietta con le maniche corte sei europea disponibile,puoi essere guardata,vuoi essere sedotta". Qualcuno ti tira per un braccio, un'altro spinge per passare e tu stringi forte la borsetta con dentro il passaporto e rispondi "No thank you"e vai oltre. Nella calca sento l'odore del Cairo, l'odore di smog, di cibo speziato, di sudore di gente che è troppa e allora si arrangia si affanna arrabatta. Salgo sulla metropolitana, sull'ultima carrozza che è solo per le donne, alla ricerca di un pò di tranquillità. Scendo alla cairo Copta, la zona dei cristiani copti, dove il silenzio impera non si capisce come. Passeggiando tra il chiostro di un monastero e la cripta di una chiesa riprendo fiato, pronta a buttarmi di nuovo nella calca, prima di approdare a casa: in un bagno di aria condizionata e tv satellite. Mi preparo per la sera, probabilmente una cena con altri europei in un ristorante giapponese nella zona più cool della città, l'isola di Zamaleck. Torno a casa distrutta verso le due, piena di sushi e un pò barcollante sui tacchi. Tanto domani mattina mi alzo tardi.
November 22 le cazzate della merlinSurrealistiche Bildung Siccome la curiosità è sempre molta i cavalli mangiano l’erba e le galline il mais,perché i cavalli preferivano il colore verde al giallo. Fu così che una nuvola passeggera divenne gialla per piacere ad un gallo e una mela rossa si fece verde d’invidia. Il gatto con gli stivali era un precursore dei tempi perché lo stivale va molto negli ultimi anni, mentre la bella addormentata non è per nulla fashion: com’è poco trendy bucarsi ai giorni nostri. Oggi è trendi la frutta biologica come sa bene Biancaneve, CHE DA ANNI “sceglie bio”. Niente cappuccetto per il lupo della favola che è vegetariano e la nonna l’ha fatta fuori il dottore perché l’eutanasia è legale. Ma l’aspirapolvere si sente sazio con il sacchetto pieno o vuoto? Il ferro da stiro si è innamorato di una camicia e si scalda quando la vede. Un giglio non potrà mai mettersi con una margherita perché lui è troppo alto per lei. Ma quando un fiore si sposa ha il bouquet? E l’abito fa il monaco si o no?Perché mi chiedo:una suora vestita da troia sarebbe suora cmq ? beh forse lo resterebbe per poco.La carta ogni tanto pensa: pensa come un albero da cui deriva e sogna un bel sole caldo; o magari pensa come la lettera d’amore che sarà e anela ad essere imbrattata di inchiostro. Oggi ho rotto un paio di collant che disgrazia hanno gridato come ossessi per il dolore e ora oltre al mal di testa ho anche il senso di colpa. Poveri collant avevano tanti progetti per il futuro: volevano diventare larghi. Ma questo cos’è? Un bruco che sarà farfalla: la natura è stata molto ingiusta:noi umani con il passare del tempo mica diventiamo più belli… sigh anche io voglio tutte quelle meraviglie di alice…il mio gatto scompare sempre tutto intero. E poi mamma non vuole che metta il criceto nella marmellata. Vado se no il mio pc mi accusa di essere possessiva e il crack non lo posso proprio consumare..ehm sopportare. Zao voztra zuzy
July 28 partenzaEd eccomi qui a meno di tre ore da un'altra nuova ennesima partenza.
Sento già la sensazione delle valigie pesanti da trascinhare,la noia dell'attesa in aereoporto.L'atterraggio sul cairo di notte e le mille luci viste dall'alto della città che ogni volta mi emozionano.
L'arrivo in quell'aria densa calda che sa di frittura di smog di sudore di gente che è troppa e non sa cosa fare e allora gira arrabbatta si arrangia.
Ecco so già che vorrò tornare che mi mancherà casa gli amici la scuola.
ma come ogni volta alla partenza ho paura. paura di tornare diversa o di non tornare affatto. O di tornare peggiore e in fondo ho anche paura di tornare migliore.
Perchè partire è spezzare un equilibrio è interropere una cosa per iniziarne un'altra da un'altra parte in un altro tempo e mondo e gente e odore e aria.
Ogni volta che parto non voglio partire
e ogni volta che torno non voglio tornare.
E' la fine che mi spaventa..è quel verbo "spezzare" "interrompere" che mi terrorizza.
Io il genio dell'insicurezza del pro e del contro del parliamone del -morbidamente- mi trovo costretta a fare qualcosa in modo repentino..devo catapultarmi via in un nuovo mare.
Avrò anche questa volta quella sensazione di nuovo di sconosciuto in quel luogo che ormai non è nè nuovo nè sconosciuto, solo diverso.
Chiuderò la valigia....
|
|
|